Il caffé stimola la secrezione gastrica, attiva la produzione della bile e la contrazione della colecisti. Pertanto assunto dopo il pasto facilita la digestione.
- Patologie gastriche: non provoca mal di stomaco. Qualora vi fossero disturbi gastrici derivanti da una eccessiva secrezione gastrica (gastriti, ulcera, ecc.), è bene limitare l’assunzione di caffé e di bevande gassate e alcoliche.
- Reflusso esofageo: i bruciori retrosternali conseguenti al consumo di caffè sono principalmente dovuti dall’azione diretta della bevanda calda su una mucosa esofagea già irritata, o da altri fattori non del tutto conosciuti: in questi casi è bene ridurne il consumo o limitarsi a 1-2 caffé decaffeinati al giorno.
- Ulcera gastrica o duodenale: è permesso consumare non oltre 3 tazzine al giorno e, in caso di ulcera peptica in fase acuta, limitare ulteriormente il consumo, in particolare a stomaco vuoto.
- Malattie al fegato: il caffè non fa male al fegato e anzi tra i consumatori di caffé vi sono meno pazienti con transaminasi elevate, specialmente tra i forti bevitori di alcool.
- Calcoli biliari: è permesso un consumo regolare di caffé circa 4 tazzine al giorno perché il caffè favorisce lo svuotamento della cistifellea.
- Diarrea e stitichezza: il caffé, anche quello decaffeinato, stimola la motilità del colon nell’arco temporale di circa 4 ore dalla sua ingestione. Quindi può dare luogo a scariche diarroiche o peggiorare la stitichezza. Il suo consumo deve essere pertanto tarato sulla sensibilità del paziente