Un consumo moderato di caffè riduce il rischio di ictus: meta-analisi di studi prospettici di coorte

L. D’Elia (1), G. Cairella (2), L. Scalfi (3), F. Garbagnati (4), P. Strazzullo (1)

(1) Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale, Università di Napoli “Federico II”
(2) Dipartimento di Prevenzione – SIAN ASL RMB
(3) Dipartimento di Scienza degli Alimenti, Università di Napoli “Federico II”
(4) CeSAR-Centro Studi Alimentazione e Riabilitazione - IRCCS Fondazione Santa Lucia, Roma

Premesse. Studi sperimentali e clinici suggeriscono che il consumo di caffè esercita un’azione protettiva nei confronti delle patologie cardiovascolari. Alcuni studi prospettici hanno valutato la possibile associazione tra consumo di caffè ed incidenza di ictus, ma con risultati contrastanti.
Obiettivo. Condurre una rassegna sistematica ed una meta-analisi degli studi prospettici di coorte che hanno valutato l’effetto del consumo abituale di caffè sul rischio di ictus.
Metodi. È stata effettuata una ricerca sistematica (MEDLINE, SCOPUS) (1966-2011). Sono stati inclusi gli studi che stimavano il consumo di caffè al basale e il rischio di eventi cerebrovascolari totali nella popolazione generale, determinato in maniera prospettica con un follow-up di almeno 2 anni.
Ai fini dell’analisi, il consumo di caffè è stato stratificato in “moderato” (1-3 tazze/die), “alto” (3-6) e “molto alto” (≥6) e confrontato con la categoria di riferimento (0-1). Per ogni studio, i valori di rischio relativo (RR) e i rispettivi IC 95% sono stati estratti e successivamente combinati, utilizzando il modello random effect. È stata eseguita una sensitivity analysis e sono stati stimati il publication bias e l’eterogeneità tra gli studi. Inoltre, le fonti di eterogeneità sono valutate mediante l’analisi per sottogruppi e la meta-regressione.
Risultati. Nella meta-analisi sono stati inclusi 7 studi, per un totale di 10 coorti (442.098 partecipanti, 6.962 eventi cerebrovascolari, follow-up 2-24 anni). Nell’analisi complessiva, un consumo quotidiano “moderato” di caffè era associato ad una riduzione del rischio di ictus del 18% (RR=0.82 [0.74-0.90], p<0.001) rispetto . L’analisi non ha mostrato eterogeneità significativa tra gli studi e nessuna evidenza di publication bias. La stima del rischio cerebrovascolare nella categoria “alto” consumo mostrava una tendenza nella stessa direzione, che raggiungeva ugualmente la significatività statistica (RR=0.79 [0.68-0.92], p=0.003) dopo esclusione di una singola coorte, sulla base della sensitivity analysis. Invece, un consumo abituale “molto alto” di caffè non si associava ad alcun effetto sul rischio di ictus (1.00 [0.76-1.32], p=0.97). Le analisi dei sottogruppi e di meta-regressione hanno escluso eventuali fonti di eterogeneità.

Conclusione. I risultati di questo studio, che ha incluso studi prospettici condotti sulla popolazione generale, mostrano un effetto protettivo del consumo abituale “basso-moderato” di caffè sul rischio di ictus, che scompare nel caso di consumi molto elevati.