NO. È preferibile consumare il decaffeinato.

In soggetti sensibili il caffè può generare un sonno disturbato soprattutto nelle prime fasi. Pertanto in questi casi è preferibile consumare il caffè decaffeinato o prendere l'ultimo caffè nel primo pomeriggio.

SÌ purché non contemporaneamente agli antidepressivi.

La caffeina interagisce positivamente sull'azione di diversi recettori favorendo una situazione di benessere. Pertanto non c'è motivo di vietarne l'uso al paziente depresso che può trarne qualche beneficio dal punto di vista psicologico. È bene comunque evitare l'ingestione contemporanea di caffè e di farmaci antidepressivi.

NO anzi ha una azione positiva.

Si è visto che la caffeina stimola la capacità di concentrazione, risveglia le facoltà mentali favorendo la memoria.

NO viceversa può proteggere da questa malattia.

Numerosi studi hanno dimostrato che un consumo regolare di caffè possa addirittura proteggere dalla insorgenza di tale morbo.

NO non incide negativamente, anzi può aiutare a prevenirlo.

Dati ottenuti a livello molecolare confermano un'attività protettiva della caffeina nei confronti dei meccanismi cellulari che portano al Parkinson, ad esempio prevenendo la tossicità dopaminergica, responsabile del danno causato ai neuroni della substantia nigra.

NO. Il caffè può talvolta scacciare una crisi emicranica.

La caffeina associata all'indometacina infatti è uno dei principi attivi dei farmaci utilizzati nella terapia dell'emicrania.