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Gli studi condotti sulla possibile attinenza tra malattie cardiovascolari e consumo di caffè sono tutti concordi nell’affermare che il caffè, a patto che non lo si consumi in quantità esagerata per mesi se non per anni, non può essere considerato tra i fattori di rischio per le malattie cardiovascolari.
Particolarmente – riguardo il presunto legame tra aritmie cardiache e caffeina, studi effettuati sia su una popolazione campione sana sia su una popolazione campione sofferente di cuore (ischemia del miocardio), hanno concluso che la caffeina in dosi di 300-500 mg (circa 5/7 espressi bar), non provoca aritmie. Qualora ciò accada è una rarità: solamente in individui particolarmente sensibili alla caffeina. La caffeina esercita viceversa una azione cardiotonica.
Inoltre il caffè non provoca ipertensione (sempre in dosi valutabili intorno ai 4 caffè espresso al giorno) nei soggetti sani ed è quindi ovvio sconsigliarlo ai soggetti ipertesi. Lo dichiara uno studio molto esteso (Multiple Risk Factor Intervention Trial) pubblicato sul n. 53 dell’ American Journal of Clinical Nutrition (1991). Per quanto relativo al colesterolo, uno fra i più importanti fattori di rischio nell’area delle malattie cardiovascolari, si può dire con certezza che il caffè “all’italiana” non incide sul suo incremento ematico.
Infatti è stato provato che una tale possibilità esiste solo qualora il caffè venga bollito per il passaggio libero nella tazzina di cafeolo e cafestolo (due sostanze presenti nella frazione lipidica del caffè) cosa che non accade nel normale caffè espresso. |
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