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Caffeina e rischio d’aborto?


 
La buona informazione, soprattutto se diretta a soggetti deboli come le donne in stato interessante, necessita di una più ampia valutazione critica della letteratura scientifica. Ancora una volta nel nostro Paese, si da ampio risalto ai risultati di un solo studio, senza metterlo a confronto con la letteratura pubblicata in precedenza


Milano – 24 Gennaio 2008 - La diatriba sul consumo di caffè in relazione alla salute continua senza soste. Gli studi scientifici in materia si susseguono mettendo ora in rilievo la pericolosità della bevanda nazionale ora sottolineando che invece si è liberi di consumarla perché “ fa bene”.
La verità sta sempre nel centro e il caffè, come tutti gli alimenti, e non solo, ha riscontri positivi sulla salute se lo si consuma con equilibrio e moderazione.


“La comunità scientifica ha fissato, ormai da tempo, la dose moderata attorno ai 300 mg di caffeina/die ovvero circa 4-5 tazzine di caffè al giorno (se preparato con la Moka). In Italia poi, non si consumano “tazze di caffè” che, viceversa, ricordano il caffè all’americana (che contiene molta più caffeina: 120 mg/tazza)” dice Amleto D’Amicis, Direttore dell’Unità Documentazione e Informazione Nutrizionale dell’INRAN e Membro del Gruppo di Studio sul Caffè della Fo.S.A.N. (Fondazione per lo Studio degli Alimenti e della Nutrizione).
E prosegue: “Se poi le notizie colpiscono i soggetti più deboli e a volte confusi sul comportamento dietetico da seguire (ad esempio le donne in gravidanza), è buona norma, prima di divulgare le notizie, provvedere a una valutazione critica di tutta la letteratura a riguardo”.


Ma i timori restano a chi legge che la caffeina, nella dose permessa, sembra provocare il rischio di aborto! Soprattutto quando la fonte sembra autorevole.
“Lo studio pubblicato sull’American Journal of Obstetrics and Gynecology è sicuramente uno studio importante, ma che da solo non può fare il punto su un argomento dibattuto da anni tanto da allarmare la popolazione. Lo studio mostra infatti un aumento di rischio solo del 18% per un consumo giornaliero di 200 mg di caffeina ed è basato solo su 172 donne che hanno abortito. Al contrario uno studio pubblicato sempre nel mese di gennaio su Epidemiology (Caffeine and Miscarriage Risk Epidemiology 2008 Jan;19(1):55-62).),  una rivista altrettanto prestigiosa (se non di più, visto che il suo impact factor è quasi il doppio) e che include un numero circa doppio di donne, mostra che non vi è associazione tra consumo di caffè e rischio di aborto entro la 20esima settimana di gestazione su maggiori quantità di caffeina”, sostiene Alessandra Tavani, Capo del Laboratorio di Epidemiologia delle Malattie Croniche, del Dipartimento di Epidemiologia, dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche "Mario Negri" di Milano. E aggiunge: “Questo dimostra quanto affidarsi ai risultati di una singola pubblicazione scientifica possa essere fuorviante. Occorre pertanto guardare tutta la letteratura sull’argomento”.
“Del resto, le fa eco Carlo La Vecchia, Capo del Dipartimento di Epidemiologia Generale dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri” di Milano, i risultati complessivi per la relazione tra consumo di caffè durante la gravidanza e rischio di aborto spontaneo sono discordi: ci sono diversi studi epidemiologici ben condotti che mostrano un’assenza di associazione e ve ne sono altri, altrettanto ben condotti, che mostrano un aumento di rischio di aborto con il consumo di caffè. Nel caso della relazione tra caffè e aborto, poi, i risultati positivi sono soggetti a un errore di valutazione”. E continua: “Di solito le donne che hanno la nausea nei primi mesi di gravidanza smettono di bere caffè, ma le donne che hanno la nausea hanno una minor incidenza di aborti spontanei, visto che hanno livelli più alti degli ormoni che proteggono la gravidanza. Quindi, le donne che non bevono caffè, almeno in parte, sono quelle che avrebbero comunque una minor incidenza di aborto. Questa osservazione rende difficile stabilire se è veramente il caffè ad aumentare il rischio di aborto o il caffè è un indicatore indiretto di rischio maggiore di aborto”.


E allora cosa suggerisce la comunità scientifica in questi casi?


Conclude Amleto D’Amicis: “Ai giornalisti prudenza nell’interpretazione dei messaggi scientifici e valutazione critica di tutta la letteratura prima di dare un messaggio al grande pubblico e alle donne. Poiché i risultati sulla relazione tra consumo di caffè e rischio di aborto spontaneo sono controversi, la prudenza suggerisce di ridurre il consumo di caffè durante la gravidanza, che comunque rappresenta un breve periodo di vita per la donna dei nostri tempi o di rivolgersi, se proprio non se ne può fare a meno, al caffè decaffeinato, ricordando in ogni modo che equilibrio e moderazione non devono essere dimenticati ”.