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Il caffé non è responsabile delle morti per malattia cardiovascolare


Un ulteriore studio scientifico evidenzia la mancanza di correlazione fra consumo di caffè e incremento di tutti i decessi con un focus per i decessi da patologie cardiovascolari e da tumore


Milano, 23 giugno 2008 - Il consumo di caffè e la sua possibile incidenza sulla salute umana, si arricchisce di un nuovo studio scientifico. E’ di questo mese infatti la pubblicazione sulla prestigiosa rivista Annals of Internal Medicine, Volume 148, dello studio “The Relationship of Coffee Consumption with mortality”.


Nato, come scrivono gli autori, fra cui la ricercatrice madrilena Esther Lopez-Garcia, con il preciso obiettivo di ottenere elementi validi sulle possibili cause di decesso legate al consumo di caffè (elementi che, fino ad oggi, erano sparsi nella letteratura scientifica), lo studio analizza i dati di due famose coorti americane, uno sulle donne (Nurses’ Health Study) e l’altro sugli uomini (Health Professionals follow-up Study) e valuta quanto il consumo della bevanda più popolare al mondo, dopo il tè, possa essere messo in relazione con i decessi per malattie cardiovascolari.


Lo studio su oltre 86.000 donne, intervistate ogni 2 anni a partire dal 1980 (per un totale di 24 anni), e quasi 42.000 uomini, intervistati ogni 4 anni a partire dal 1986 (per un totale di 18 anni), ha messo in rilievo che esiste una associazione inversa fra consumo di caffè e rischio di decesso per malattia cardiovascolare. Tale associazione sembra non dipendere dalla caffeina, ma da altre sostanze presenti non solo nel caffè ma anche nel caffè decaffeinato. Inoltre il consumo di caffè non è risultato associato al rischio di decesso per tumore.


“I dati sono molto rassicuranti – commenta il Prof. Carlo La Vecchia, docente presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’università di Milano e Capo del Laboratorio di Epidemiologia Generale dell’Istituto Ricerche Farmacologiche Mario Negri - perché confermano che il consumo di caffè non è associato a rischio di cancro. Essi inoltre suggeriscono un effetto favorevole sulla mortalità cardiovascolare. Se non dovuta a differenze di base tra bevitori e non di caffè, tale protezione può essere spiegata con un ruolo favorevole del caffè sull’infiammazione e sul diabete, due noti fattori di rischio per la patologia cardiovascolare”.


Lo studio ha preso in esame i parametri confondenti come età, abitudine al fumo e altri noti o potenziali fattori di rischio per le malattie cardiovascolari e i tumori associati anche al consumo di caffè.


“Infatti – sottolinea la Dr.ssa  Alessandra Tavani, Capo del Laboratorio di Epidemiologia delle Malattie Croniche dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche "Mario Negri"  - uno dei motivi per cui il caffè è stato associato, in passato, ad aumenti di rischio di malattia cardiovascolare e di tumore, è che i forti bevitori di caffè sono spesso anche dei fumatori e hanno quindi un rischio aumentato di queste malattie a causa del fumo”.
E prosegue: “Quando si tiene conto di questo nell’analizzare uno studio, come nel caso presente, e si elimina la componente del rischio dovuta al fumo, il caffè non solo non risulta far male, ma può addirittura ridurre il rischio di alcune malattie. Del resto il caffè contiene molte sostanze che possono produrre effetti benefici sulla salute”.


Pur con i limiti di ogni studio osservazionale, Esther Lopez-Garcia e colleghi concludono che i dati sul caffè sono piuttosto incoraggianti e che permettono di escludere un aumento di mortalità associato al consumo della bevanda, mentre suggeriscono che occorrono altri studi per confermare la protezione evidenziata sulla malattia cardiovascolare.


“E’ certo – aggiunge il Prof. Amleto D’Amicis, epidemiologo e Direttore dell’Unità di Documentazione e Informazione Nutrizionale dell'INRAN (Istituto Nazionale per la Ricerca sugli Alimenti e la Nutrizione) e Membro del Gruppo di Studio sul Caffè della Fo.S.A.N. (Fondazione per lo Studio degli Alimenti e della Nutrizione). – che lo studio in questione rappresenta un’importante tappa nelle ricerche sul caffè e sui suoi effetti sulla salute”. E conclude: “ I risultati confermano decisamente che un consumo moderato di caffé non danneggia la salute, anzi il caffè risulta persino utile a dosi anche elevate. Lo studio non consente di verificare se i consumatori sporadici di caffé, dove il rischio di morte per alcune malattie sembra aumentare, lo facciano per scelta o perché consigliati da un medico per le loro condizioni di salute. Una cosa è certa, il consumo moderato di 3-4 tazzine al giorno, pari a circa 300 mg di caffeina totale, non dà fastidio a nessuno e risulta addirittura benefico associandosi ad un ridotto tasso di mortalità per numerose patologie”.

I punti cardine della ricerca
“The Relationship of Coffee Consumption with mortality”

Perchè si è deciso di provvedere ad una ulteriore ricerca sul rapporto su caffè e salute?

Molti dei precedenti studi sulla relazione tra consumo di caffè e salute, riportavano sia risultati favorevoli che sfavorevoli.  Tuttavia gli studi più recenti suggerivano una protezione da parte del caffè sul rischio di incidenza di Diabete di tipo 2, cardiopatie, alcuni tumori.  Pertanto si è ritenuto importante valutare gli effetti del caffè sulla mortalità totale, cardiovascolare e per tumore in queste due grosse coorti americane


Su quanti soggetti si basa la ricerca?
Le due coorti includevano 41.736 uomini (Health Professionals Follow-up Study)  e 84.214 donne ( Nurses’ Health Study). Tutti i soggetti all’inizio dello studio erano esenti da qualunque tipo di patologia tumorale e cardiaca. 


Come si è svolta la ricerca?
Sia gli uomini che le donne hanno risposto a dei questionari ogni 2 o4 anni. I questionari riportavano informazioni sulle abitudini di vita dei soggetti, inclusi la frequenza di consumo di caffè, le abitudini dietetiche, l’abitudine al fumo, le condizioni di salute (che possono modificarsi con il passare degli anni). Al termine del follow-up, i ricercatori  hanno paragonato nei soggetti con abitudini di consumo di caffè differenti la frequenza di decessi per malattie cardiache, malattie tumorali e per tutte le altre cause di morte.


Cosa ne è risultato?
Analizzando anche l’effetto confondente di altri fattori di rischio come: l’indice di massa corporea (BMI), la presenza di grasso viscerale, la dieta, il fumo e specifiche patologie, i ricercatori hanno scoperto che i forti bevitori di caffè avevano una aspettativa di vita più lunga.
Si è evidenziato un effetto protettivo del caffè sulla mortalità per patologia cardiovascolare (i forti bevitori morivano di meno per cause cardiovascolari), mentre non vi era alcuna associazione con la mortalità per tumore.
Questi effetti protettivi non sembravano dovuti alla caffeina visto che i risultati erano simili nei consumatori nei bevitori di caffè decaffeinato


Quali sono le implicazioni di tale studio?
Lo studio mostra che il consumo di caffè non incrementa il rischio di mortalità totale anzi, sembra risultare protettivo per la mortalità da malattie cardiovascolari.


Conclusioni
Ancora una volta il consumo di caffè risulta positivo rispetto alla salute e, come suggerisce la comunità scientifica nazionale e internazionale, un consumo moderato pari a un massimo di 4 tazzine non solo non è dannoso per la salute, ma può addirittura essere favorevole per la salute